In una conca, scavata da ghiacciai e corsi d’acqua, circondata da monti che verso nord formano una barriera di calcare e di dolomia, nasce la cittadina di Bormio, meta di molti turisti tutto l’anno.

La ridente cittadina lombarda, è piena di tradizioni ancorate a secoli di storia, dalla cucina tipica con i suoi formaggi e i suoi vini. Fondamentale è la disponibilità di strutture e piste per praticare gli sport invernali, che spaziano dal pattinaggio allo sleddog allo snowboard, ma soprattutto lo sci nordico e alpino, che possono essere praticati anche in estate sul ghiacciaio del Passo dello Stelvio.

Altro settore turistico di ottimo livello, è quello del benessere. Infatti oltre ad avere un clima temperato nella “Magnifica terra” sono presenti le terme. Grazie alla sua collocazione alle porte del Parco Nazionale dello Stelvio è possibile effettuare passeggiate oppure dedicarsi alla micologia.

La tradizione che distingue questo paese e la sua cultura radicata nel territorio, sono motivi di grande attrattiva per migliaia di visitatori, soprattutto nei periodi di vacanza e delle feste.
Le tradizioni più conosciute ed ancora oggi tramandate nel tempo sono:

Il Gabinát è un’antica tradizione che si continua a svolgere nella giornata dell’Epifania il 6 gennaio.Dai vespri della vigilia sino a quelli del giorno dell’Epifania si scatena fra la popolazione locale una vera e propria gara nel prevenire quanti si incontrano col motto “Gabinat”!. Colui che è stato prevenuto deve “pagare” il Gabinat entro il 17 di gennaio giorno di Sant’Antonio, offrendo semplici dolci o una bicchierata. Gabinat è un parola dialettale che deriva dal tedesco gabe-nacht ovvero notte dei doni e indica il giorno dell’Epifania.

Il Geneiron, è un rito di origine precristiana, che è sopravvissuto sino ad oggi. La tradizione prevede che la sera del 31 gennaio i ragazzi di Bormio transitino per le vie del paese trascinando delle “tolle” con l’intento di fare baccano per risvegliare la primavera.

La tradizione dell’ors de la tana, prevista per il 2 di febbraio, è un antico uso della popolazione locale che consiste nel fare uscire qualcuno dalla propria abitazione mediante un pretesto ironico. Il malcapitato viene poi accolto da quanti gli hanno giocato lo scherzo col saluto “L’è fora l’ors de la tana” (è uscito l’orso dalla tana).

I Pasquali sono dei carri allegorici a tema religioso. Essi vengono realizzati dai cittadini di Bormio, che divisi in cinque reparti (Maggiore, Dossorovina, Buglio, Combo, Dossiglio), si sfidano nella sfilata che si svolge il giorno di Pasqua. I carri sono rappresentazioni di valore simbolico religioso, sono composti da delle portantine in legno, dette barelle, sulle quali vengono poste delle preziose opere artigianali. La lavorazione dei Pasquali ha inizio, già dopo il Natale, i lavori, coinvolgo sia grandi che piccini, ed avvengono in assoluta segretezza, per evitare le ‘spiate’. La vittoria è concessa al Pasquale che ottiene la valutazione migliore sulla base di vari criteri: aspetto estetico, significato religioso e qualità della lavorazione.
La tradizione dei Pasquali trae origine dalla vecchia usanza del sacrificio dell’agnello. In origine, infatti, il pasquale fu una costruzione sulla quale cittadini dei vari reparti ponevano l’agnello sacrificale da offrire a Dio. La volontà di abbellire, addobbando il proprio carro pasquale, trasformò questo primordiale uso in una vera e propria competizione che sopravvive sino ai nostri giorni nostri.

Il Carneval di Mat è un antichissima tradizione risalente al Quattrocento. Dal giorno di Sant’Antonio abate e per una settimana intera i mat (giovani del paese) prendono il potere in paese e sotto il Kuerc incoronano il Podestà dei Mat. Il bormino prescelto non poteva rifiutare l’incarico divenendo il Monarca dei Matti, in tal modo veniva condotto a Palazzo spodestando il vero Podestà del Contado. Per sette giorni egli deteneva il potere che gli permetteva di avere illimitata giurisdizione. E passava a raccogliere denari per le vie e le abitazioni dei privati che loro malgrado finanziavano le gozzoviglie dei mat del carnevale. Il Podestà dei Mat in questa settimana attraverso un discorso “metteva in Piazza” tutti gli scomodi segreti e gli avvenimenti accaduti durante l’anno. La goliardica settimana terminava ai piedi del Kuerc, ove veniva allestita dagli arlecchini, aiutanti e difensori del Podestà, una grossa polentata a cui partecipavano i poveri del paese. Al termine di questa settimana il Podestà dei Mat perdeva i propri poteri e quasi sempre si riduceva in miseria.

Una valle incantata e piena di bellezze racchiuse nella tradizione e nel mistero della foresta. Non si può essere amanti della montagna senza prima aver visitato Bormio.


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